Circa 5 milioni oggi gli over 65 volontari. Molea al convegno CNEL: “Superiamo la lettura assistenziale dell’anzianità e riconosciamo le persone anziane come soggetti attivi, portatori di competenze, esperienza e responsabilità civica”

Il servizio civile delle anziane e degli anziani attivi rappresenta oggi una delle leve più significative per rafforzare la coesione sociale, promuovere la cittadinanza attiva e rispondere in modo strutturato alle trasformazioni demografiche del Paese. Su questo assunto si muove la proposta di legge bipartisan appena incardinata alle Camere e attorno al tema si è mosso il convegno nazionale promosso da UIL Pensionati con il patrocinio del CNEL, svoltosi a Roma il 3 febbraio scorso, e che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo del lavoro e del Terzo Settore

Tra gli interventi, quello di Bruno Molea, consigliere CNEL e presidente nazionale AiCS e di FICTUS, che ha portato il punto di vista del Terzo Settore, sottolineando la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche rivolte all’invecchiamento.

«Il servizio civile per gli anziani non è un tema settoriale, ma una questione strategica che interroga il sistema di welfare e il modello di partecipazione democratica del nostro Paese. Occorre superare una lettura esclusivamente assistenziale dell’anzianità e riconoscere le persone anziane come soggetti attivi, portatori di competenze, esperienza e responsabilità civica», ha affermato Molea.

Nel corso del convegno sono stati presentati i dati e le buone pratiche raccolte dal CNEL, che confermano come il volontariato senior sia un fenomeno strutturale e in crescita. In Italia circa 5 milioni di persone over 65 sono oggi impegnate in attività di volontariato, e negli ultimi vent’anni la partecipazione degli anziani è l’unica ad aver registrato un incremento costante, in controtendenza rispetto al calo generale della partecipazione civica. In reti organizzate come Caritas, la componente anziana rappresenta quasi il 40% dei volontari attivi.

«Parliamo di una fascia di popolazione che può offrire tempo, competenze professionali e relazionali, memoria e senso civico. Un patrimonio umano che, se riconosciuto e organizzato, produce benefici per le persone anziane, per le comunità e per la Pubblica Amministrazione», ha sottolineato il presidente AICS.

Il Rapporto CNEL evidenzia inoltre come numerose esperienze già operative – dal servizio civile volontario degli anziani nelle Marche ai progetti comunali di servizio civico, fino ai modelli dei Nonni Civici e dei Nonni Vigili – dimostrino la concreta applicabilità di questo approccio. In tutti questi casi, l’impegno degli anziani si configura come attività volontaria, tutelata e complementare ai servizi pubblici, fondata sui principi di sussidiarietà e corresponsabilità.

«Il Terzo Settore è il contesto naturale in cui questa prospettiva può tradursi in politiche concrete. Non come supplenza dello Stato, ma come partner istituzionale, capace di intercettare bisogni, organizzare risposte e garantire prossimità sui territori», ha aggiunto Molea.

Secondo il presidente nazionale AICS, la sfida oggi è trasformare queste buone pratiche in politiche strutturali, superando la frammentazione normativa e riconoscendo pienamente il ruolo dei corpi intermedi.

«Il servizio civile degli anziani non può diventare una bandiera ideologica, ma deve essere una politica di sistema, condivisa e sostenibile. Serve una cornice normativa stabile che valorizzi un impegno che esiste già e che rappresenta una componente essenziale del welfare di comunità», ha concluso Molea.

Investire nel servizio civile delle persone anziane significa, dunque, investire in una società più inclusiva, solidale e resiliente, capace di affrontare le sfide demografiche valorizzando l’esperienza come bene comune e promuovendo l’invecchiamento attivo come fattore di coesione sociale, benessere collettivo e sostenibilità del sistema di welfare.