
La legge nasce con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale, sostenere le famiglie e favorire il benessere dei minori dalla nascita fino al compimento della maggiore età. Tra le finalità indicate figurano anche la partecipazione attiva delle nuove generazioni e il loro coinvolgimento nei processi decisionali che le riguardano, nel rispetto del principio di sussidiarietà verticale.
Entro nove mesi i decreti attuativi
La legge n. 135/2026 è una legge delega: affida quindi al Governo il compito di adottare, entro nove mesi dalla sua entrata in vigore, uno o più decreti legislativi destinati a definire le modalità concrete di sostegno e diffusione delle attività educative non formali.
Le future misure dovranno sostenere in via prioritaria i nuclei familiari con figli portatori di bisogni speciali e le famiglie numerose. Le iniziative potranno essere promosse dai Comuni, anche attraverso accordi con enti locali limitrofi, e svolgersi nelle scuole, nei centri estivi, nei servizi socio-educativi territoriali e nei centri con funzione educativa e ricreativa per minori.
Le attività potranno riguardare lo sport, l’arte, la musica e le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, con l’obiettivo di favorire la crescita e il benessere psicofisico di bambini e adolescenti.
Un ruolo espresso per gli enti del Terzo settore
Uno degli aspetti di maggiore interesse per la rete associativa riguarda il coinvolgimento esplicito degli enti del Terzo settore e degli enti religiosi che svolgono attività di oratorio o iniziative analoghe.
La legge prevede che tale coinvolgimento possa avvenire attraverso gli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione disciplinati dagli articoli 55, 56 e 57 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, il Codice del Terzo settore.
Si apre quindi una prospettiva significativa per associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali e altri enti impegnati nell’educazione, nello sport sociale e nelle attività ricreative per minori. Comuni ed enti del Terzo settore potranno essere chiamati a costruire insieme interventi territoriali, individuando bisogni, priorità e modelli organizzativi.
La normativa prevede inoltre la possibilità di adottare modalità gestionali e strutturali flessibili, capaci di tenere conto delle esigenze amministrative, ottimizzare l’impiego delle risorse e coinvolgere direttamente i destinatari dei servizi e le comunità locali.
Possibile utilizzo degli spazi scolastici
L’articolo 3 consente ai Comuni, nel rispetto dell’autonomia scolastica, di stipulare convenzioni per l’utilizzo degli spazi disponibili negli edifici scolastici. Tali spazi potranno ospitare attività educative e ricreative non formali, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Risorse e prossimi passaggi
Per l’attuazione della delega sono stanziati 3,5 milioni di euro per il 2026, 4 milioni per il 2027 e un milione di euro annui a decorrere dal 2028.
La legge istituisce anche un tavolo tecnico per le attività di educazione non formale, con il compito di promuovere la condivisione delle migliori pratiche, supportare enti locali ed enti del Terzo settore e favorire il ricorso alla co-programmazione, alla co-progettazione e ad altre forme semplificate di affidamento dei servizi.
Per conoscere requisiti, procedure, destinatari e modalità di accesso alle future misure sarà necessario attendere i decreti legislativi attuativi. AiCS continuerà a seguire l’iter normativo, con particolare attenzione alle opportunità che potranno riguardare i comitati territoriali, le associazioni affiliate e le realtà impegnate quotidianamente nelle attività educative, sportive e ricreative rivolte a bambini e adolescenti.

