Il documento del GDL Persone private della libertà invita a superare la narrazione dell’emergenza e a costruire un welfare minorile fondato su educazione, prevenzione, comunità e responsabilità adulta

Il testo nasce da una preoccupazione precisa: il racconto pubblico dei minorenni coinvolti in comportamenti devianti o nel circuito penale è sempre più spesso semplificato, allarmistico e punitivo. Una narrazione che tende a descrivere ragazze e ragazzi come minacce da contenere, oscurando le cause sociali, educative, familiari, territoriali e psicologiche che concorrono a produrre marginalità, disagio e devianza.
Il documento non nega la gravità di alcuni comportamenti, né il dolore che determinati episodi producono nelle persone e nelle comunità. Al contrario, proprio perché quei fatti sono seri, chiede che la risposta pubblica non venga affidata alla scorciatoia del “punire di più”. La giustizia minorile, nella sua tradizione costituzionale ed educativa, non nasce per cancellare la responsabilità del minorenne, ma per renderla possibile dentro un percorso di crescita, consapevolezza e reinserimento.
Al centro del documento c’è anche una lettura rigorosa dei dati. Le informazioni ufficiali disponibili non consentono di sostenere una tesi semplice e generalizzata secondo cui “i minori delinquono sempre di più”. Nel 2023, ad esempio, le segnalazioni di minori tra i 14 e i 17 anni denunciati o arrestati sono diminuite del 4,15% rispetto al 2022, pur in presenza di aumenti per alcune specifiche tipologie di reato. Il quadro è dunque complesso: alcuni fenomeni richiedono attenzione specifica, ma non possono essere compressi nella categoria indistinta dell’emergenza.
Anche i dati aggiornati dei Servizi minorili, riferiti al 30 aprile 2026, confermano che il carcere non è il baricentro del sistema. A quella data risultano 17.767 minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni, a fronte di 581 presenze negli Istituti penali per i minorenni e 1.358 presenze in comunità. Numeri che mostrano come la giustizia minorile si fondi soprattutto sulla presa in carico educativa, sociale e territoriale.
Il Terzo Settore, in questa prospettiva, non è un soggetto accessorio ma una parte essenziale dell’infrastruttura educativa del Paese. Comunità, associazioni sportive, centri di aggregazione, progetti culturali, laboratori, percorsi di giustizia riparativa, volontariato, formazione professionale, sostegno scolastico e accompagnamento all’autonomia sono luoghi nei quali si costruiscono alternative concrete al penale.
Per questo il documento propone di assumere il concetto di welfare minorile come chiave politica: un sistema integrato di responsabilità pubbliche e sociali che accompagni i minori prima, durante e dopo l’eventuale contatto con il circuito penale. Prevenzione educativa, salute mentale, servizi territoriali, scuola, sport, cultura, giustizia riparativa, sostegno alle famiglie, formazione e lavoro diventano così strumenti di sicurezza vera, non elementi secondari.
Tra le proposte avanzate dal Gruppo di lavoro ci sono la redazione di un manifesto politico del Forum sulla giustizia minorile e sul welfare dei minori, una campagna nazionale per una narrazione più corretta di ragazze e ragazzi, schede dati a disposizione dei territori e degli uffici stampa, un presidio comunicativo contro le narrazioni distorte, la raccolta delle buone pratiche territoriali e iniziative capaci di dare voce diretta ai giovani.
“Il tema della giustizia minorile – è il messaggio che attraversa il documento – non può essere lasciato alla logica dell’emergenza. Una società che racconta i propri ragazzi più fragili solo come minaccia finisce per rinunciare alla propria responsabilità educativa”.
Con questo lavoro, AiCS conferma il proprio contributo alla costruzione di una posizione comune del Terzo Settore su una delle questioni più delicate del Paese: non negare i problemi, ma leggerli con rigore; non ridurre tutto al penale, ma investire su prevenzione, comunità, relazioni, sport, cultura e opportunità.
Perché un Paese che educa non è meno sicuro: è più capace di costruire sicurezza vera.


