A cura di Graziano Scarascia – Ansia, vergogna e autostima possono essere profondamente influenzate dalle difficoltà finanziarie, soprattutto quando il valore personale viene confuso con il ruolo di “dovercela fare sempre”.

Parlare di denaro non è mai semplice. Nella nostra cultura il tema economico è spesso vissuto con imbarazzo, pudore o vergogna. Si parla più facilmente di stanchezza, lavoro, famiglia o salute fisica, mentre le difficoltà finanziarie rimangono spesso nascoste. Eppure il rapporto con il denaro può avere un impatto profondo sul benessere psicologico. Quando una persona attraversa un periodo di difficoltà economica, non vive soltanto un problema pratico. Certamente ci sono bollette, spese, mutui, affitti, figli, impegni, lavoro instabile o entrate insufficienti. Ma accanto al piano concreto esiste anche un piano emotivo: ansia, senso di fallimento, paura del futuro, vergogna, irritabilità, perdita di fiducia in sé. Molte persone non soffrono solo perché hanno meno denaro a disposizione. Soffrono perché interpretano quella difficoltà come una prova del proprio valore personale. È qui che il problema economico diventa anche identitario. La persona non pensa soltanto: “Sto vivendo una fase difficile”. Può arrivare a pensare: “Sono un fallito”, “Non sono abbastanza”, “Ho deluso la mia famiglia”, “Non valgo”. Questo meccanismo è particolarmente forte negli uomini, perché ancora oggi molti sentono una pressione sociale legata al ruolo di “fornitore economico”. Nonostante la società sia cambiata, sopravvive spesso l’idea che un uomo debba garantire sicurezza, stabilità, controllo, protezione materiale. Quando questo ruolo viene messo in crisi, può emergere una ferita profonda nell’autostima.

Naturalmente non tutti gli uomini vivono il denaro nello stesso modo, e non tutte le donne ne sono escluse. Anche molte donne sperimentano stress economico, sovraccarico, paura e senso di inadeguatezza. Tuttavia, sul piano culturale, per molti uomini il lavoro e la capacità economica restano ancora fortemente collegati all’identità personale. Il problema è che questa pressione spesso impedisce di chiedere aiuto. Chi si sente responsabile di dover reggere tutto può vivere la difficoltà come qualcosa da nascondere. Si chiude, minimizza, evita di parlarne, si irrita più facilmente o si rifugia nel silenzio. A volte la vergogna diventa più pesante del problema economico stesso. Dal punto di vista psicologico, la vergogna è un’emozione molto potente. Mentre il senso di colpa riguarda qualcosa che abbiamo fatto, la vergogna riguarda ciò che sentiamo di essere. Non “ho sbagliato”, ma “sono sbagliato”. Quando le difficoltà economiche attivano vergogna, la persona può sentirsi inferiore, esposta, giudicata, anche quando nessuno la sta realmente giudicando. Questo può avere effetti sulle relazioni familiari. Le preoccupazioni economiche possono aumentare tensioni nella coppia, ridurre la pazienza con i figli, generare conflitti, chiusura o senso di distanza. Spesso non si litiga solo per i soldi, ma per ciò che i soldi rappresentano: sicurezza, libertà, potere, responsabilità, riconoscimento, paura del futuro. Anche il corpo risponde allo stress finanziario. Preoccupazioni costanti possono disturbare il sonno, aumentare la tensione muscolare, favorire irritabilità, difficoltà di concentrazione, stanchezza e senso di allarme. Quando la mente è continuamente occupata da calcoli, scadenze e paure, resta poca energia per il recupero, la progettualità e la relazione. Un primo passo importante è distinguere il problema dal valore personale. Avere difficoltà economiche non significa essere persone fallite. Significa trovarsi in una condizione complessa, spesso determinata da molti fattori: contesto lavorativo, crisi economiche, eventi imprevisti, salute, famiglia, territorio, opportunità disponibili. Naturalmente esiste anche una quota di responsabilità personale, ma responsabilità non significa condanna della propria identità.

Un secondo passaggio riguarda la comunicazione. Parlare delle difficoltà economiche con una persona affidabile può ridurre il peso emotivo. Non serve raccontare tutto a tutti, ma restare completamente soli con la paura aumenta il rischio di ansia e isolamento. Una conversazione sincera con il partner, un familiare, un professionista o una persona competente può aiutare a mettere ordine. Un terzo aspetto riguarda il recupero di controllo. Quando il problema appare enorme, la mente tende a paralizzarsi. Diventa utile trasformare la preoccupazione generica in azioni concrete: fare una lista delle priorità, distinguere urgenze reali da paure anticipate, chiedere informazioni, rinegoziare dove possibile, pianificare piccoli passi.

 

Anche sul piano psicologico, sentire di poter fare qualcosa riduce l’impotenza. Le associazioni, i gruppi sociali e le comunità possono avere un ruolo importante anche qui. Non per risolvere direttamente i problemi economici delle persone, ma per ridurre isolamento, vergogna e stigma. Una comunità sana non giudica la persona solo in base al successo materiale. Riconosce il valore umano oltre il reddito, il ruolo o la posizione sociale. In un’epoca in cui molte persone vivono precarietà, instabilità e pressione continua, parlare del rapporto tra denaro e salute mentale diventa necessario. Non per trasformare ogni difficoltà economica in una questione psicologica, ma per riconoscere che il benessere emotivo è influenzato anche dalle condizioni concrete di vita. Chiedere aiuto, confrontarsi, riorganizzare, prendersi cura della propria salute mentale non elimina automaticamente il problema economico, ma permette di affrontarlo con maggiore lucidità e meno solitudine. E questo, spesso, è già un primo passo importante.

Tre punti pratici da portare nella quotidianità

1)      Separa il tuo valore dalla tua situazione economica.

Una fase difficile non definisce chi sei. Il reddito, il lavoro o il conto corrente non esauriscono il valore di una persona.

2)      Non restare solo nella vergogna.

Scegli una persona affidabile con cui parlare. Il silenzio può aumentare ansia, isolamento e senso di fallimento.

3)      Trasforma la preoccupazione in piccoli passi.

Quando tutto sembra troppo grande, parti da una lista concreta: priorità, scadenze, possibilità, richieste di aiuto, azioni realistiche.

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A cura del Dott. Graziano Scarascia

Psicologo clinico, formatore e istruttore di mindfulness Therapoint Forma Mentis – Centro di Psicologia

In virtù del protocollo d’intesa tra Therapoint Forma Mentis e AiCS, i soci AiCS possono accedere a percorsi e servizi psicologici con condizioni agevolate dedicate.