A cura di Graziano Scarascia – Si parla molto di burnout. Ma la psicologia sta studiando anche il problema opposto: sentirsi poco stimolati, inutilizzati e senza possibilità di crescere. Si chiama “rustout” e può riguardare il lavoro, ma anche molte altre aree della nostra vita.

Le giornate, però, sembrano tutte uguali. Non impara quasi nulla di nuovo. Non sente di crescere. A fine giornata non è necessariamente stanca per ciò che ha fatto. È stanca perché ciò che ha fatto le è sembrato privo di significato. La psicologia del lavoro sta prestando crescente attenzione proprio a questa condizione.
Viene chiamata rustout, termine che potremmo tradurre come una sorta di “arrugginimento psicologico”. Un approfondimento pubblicato nel settembre 2026 dall’American Psychological Association descrive il rustout come una condizione di cronica sottostimolazione: le persone si sentono poco coinvolte, sottoutilizzate e incapaci di mettere realmente in gioco le proprie capacità.
La noia non significa semplicemente non avere niente da fare Questo è probabilmente l’aspetto più interessante. Possiamo essere molto occupati e, contemporaneamente, profondamente annoiati. La ricerca distingue infatti la quantità di attività dalla qualità psicologica dell’esperienza.
Compilare documenti per otto ore, ripetere continuamente gli stessi gesti o partecipare a riunioni nelle quali non abbiamo alcun ruolo può riempire completamente una giornata. Ma essere occupati non significa necessariamente essere coinvolti.
Lo psicologo James Danckert, che studia da anni la noia, la descrive come una difficoltà a entrare in relazione con il mondo in modo significativo. L’articolo dell’APA sottolinea inoltre come autonomia, varietà, possibilità di utilizzare le proprie competenze e percezione di significato siano elementi importanti per mantenere il coinvolgimento nel lavoro.
Pensiamo a una persona che ha studiato per anni e possiede molte competenze, ma svolge quotidianamente mansioni che ne utilizzano soltanto una minima parte. All’inizio può sembrare persino comodo. Con il tempo, però, può comparire una domanda:
“Sto ancora crescendo?”
Quando smettiamo di sentirci competenti Il rustout può essere difficile da riconoscere proprio perché dall’esterno tutto sembra funzionare. La persona va al lavoro. Svolge le proprie mansioni. Rispetta gli orari. Non necessariamente protesta. Interiormente, però, può iniziare a disinvestire.
L’attenzione diminuisce, aumenta la procrastinazione, la mente vaga e si tende progressivamente a fare soltanto ciò che è strettamente necessario. Secondo le ricerche citate dall’APA, più del 40% dei lavoratori intervistati in uno studio recente riferiva una forma di stagnation angst: la sensazione cronica di essere poco stimolati, bloccati e senza possibilità di crescita. La noia lavorativa persistente è stata inoltre associata a minore benessere psicologico e, in alcuni studi, anche ad alterazioni di indicatori fisiologici legati alla regolazione autonomica.
Questo ci permette di comprendere qualcosa di importante. Gli esseri umani non hanno bisogno soltanto di riposo. Hanno bisogno anche di sfide adeguate. Troppa difficoltà può sopraffarci. Troppo poca può spegnerci.
Non riguarda soltanto il lavoro Il concetto diventa ancora più interessante se lo portiamo fuori dall’ufficio. Pensiamo allo sport. Un atleta che viene sottoposto continuamente ad allenamenti impossibili rischia frustrazione e sovraccarico. Ma cosa accade se per mesi non incontra mai una vera sfida? Probabilmente perderà motivazione.
Lo stesso può accadere nell’associazionismo. Una persona entra in un’organizzazione piena di entusiasmo e disponibilità. Dopo qualche anno, però, continua a svolgere esattamente le stesse mansioni. Nessuno le propone un nuovo progetto. Nessuno le chiede di assumersi una responsabilità diversa. Progressivamente può smettere di sentirsi parte attiva della comunità.
Non perché sia diventata improvvisamente pigra. Potrebbe semplicemente non trovare più uno spazio nel quale crescere. Questo vale anche con l’avanzare dell’età. Continuare a imparare, assumersi piccole responsabilità, coltivare interessi e sperimentare attività nuove permette di mantenere viva una dimensione fondamentale dell’identità: sentirsi ancora capaci di evolvere.
La soluzione non è riempire ancora di più le giornate Davanti alla noia siamo spesso tentati di aggiungere attività. Ma il problema del rustout non è necessariamente avere troppo tempo libero. È la mancanza di coinvolgimento. Per questo la domanda utile non è:
“Come posso tenermi più occupato?”
ma:
“Dove posso utilizzare meglio le mie capacità?”
A volte significa chiedere maggiore autonomia sul lavoro. Altre volte imparare qualcosa di nuovo. Oppure assumere una responsabilità diversa all’interno di un’associazione, praticare uno sport, iniziare un’attività creativa o trasmettere ad altri una competenza acquisita nel corso della vita.
Le organizzazioni hanno a loro volta una responsabilità. La ricerca sul lavoro mostra da tempo che autonomia, significato e varietà delle attività favoriscono motivazione e benessere. Non basta quindi chiedere alle persone di essere motivate: bisogna anche costruire contesti nei quali possano esserlo.
Forse dovremmo allora rivedere una convinzione molto diffusa. Non sempre stiamo male perché la vita ci chiede troppo. Qualche volta stiamo male perché non ci chiede più abbastanza di ciò che siamo capaci di dare. E riconoscere questa differenza può essere il primo passo per rimettersi in movimento.
Tre spunti pratici
- a)Distingui la stanchezza dalla mancanza di stimoli. Se arrivi a fine giornata svuotato, chiediti se hai fatto troppo oppure se hai trascorso molte ore facendo qualcosa che non ti coinvolge più.
- b)Cerca una sfida sostenibile. Imparare una nuova competenza, assumere una responsabilità o modificare una routine può riattivare interesse e senso di efficacia.
- c)Se coordini altre persone, non chiederti soltanto quanto stanno facendo. Domandati anche se hanno autonomia, possibilità di crescere e occasioni per utilizzare realmente le proprie capacità.
Le vostre domande
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Per saperne di più
Il tema è approfondito nel numero di settembre 2026 di Monitor on Psychology: The hidden cost of workplace rustout – American Psychological Association. L’articolo raccoglie ricerche recenti sulla noia lavorativa, sul job design, sull’autonomia e sulle conseguenze psicologiche della sottostimolazione.
Dott. Graziano Scarascia
Psicologo Clinico – Therapoint Forma Mentis
Grazie al protocollo d’intesa tra AICS e Therapoint Forma Mentis, i soci AiCS possono accedere a condizioni dedicate per i servizi di consulenza e sostegno psicologico.

