Nel corso di VerdeAzzurro, a Misano Adriatico la giornata di formazione AiCS dedicata a prevenzione, inclusione e safeguarding. Al centro persone LGBTQIA+, strumenti di tutela e metodologie educative del Metodo Outsport. Si rafforza la collaborazione interdipartimentale per il contrasto delle discriminazioni. 

Qui la cartella con le presentazioni e i materiali

Si è svolto il 27 agosto a Misano Adriatico, nell’ambito di VerdeAzzurro 2026“Sognare insieme”, il corso promosso dal Dipartimento AiCS LGBTI e dalla Commissione Parità AiCS e dedicato alla prevenzione delle discriminazioni, all’inclusione e al safeguarding nello sport. La giornata si è svolta in modalità ibrida, coinvolgendo partecipanti in presenza e online provenienti da diverse aree del territorio italiano.

Un incontro caratterizzato fin dall’inizio da un clima fortemente partecipativo e propositivo, che ha permesso di mettere in relazione competenze ed esperienze diverse: allenatori e allenatrici, tecnici sportivi, team manager, dirigenti di società e rappresentanti dei comitati territoriali.

Dopo l’apertura dei lavori del sottoscritto e le introduzioni di Ester Di Napoli e Gabriel Corbelli, il percorso è partito con un quiz interattivo condotto da Andrea Giuliano sulle conoscenze fondamentali relative a orientamento sessuale, identità ed espressione di genere e caratteristiche sessuali, per approfondire successivamente le forme di pregiudizio e discriminazione che possono manifestarsi nei contesti sportivi.

Safeguarding: prevenire anche le discriminazioni

Uno dei temi centrali della giornata è stato il rapporto tra inclusione delle persone LGBTQIA+ e safeguarding.

L’avvocato Giovanni Lauricella, responsabile del Safeguarding Office nazionale AiCS, ha illustrato l’impostazione della tutela e della prevenzione all’interno del sistema sportivo, soffermandosi sui riferimenti normativi e sulla policy AiCS. Particolare attenzione è stata dedicata al principio secondo cui il safeguarding non riguarda soltanto la risposta ad abusi e violenze già avvenuti, ma anche la costruzione preventiva di ambienti capaci di contrastare discriminazioni legate alle diverse caratteristiche personali, incluso l’orientamento sessuale.

La prevenzione diventa così parte integrante del lavoro quotidiano delle organizzazioni sportive: significa intervenire sulle relazioni, sui comportamenti, sui linguaggi e sulle condizioni che possono favorire marginalizzazione o esclusione.

A seguire, Gabriel Corbelli ha approfondito la Policy AiCS per l’inclusione di tutti i generi e l’identità Alias, illustrandone le ragioni e le modalità di applicazione. Uno strumento che può contribuire concretamente a prevenire situazioni di discriminazione e disagio e, al tempo stesso, a rimuovere alcuni degli ostacoli che ancora limitano l’accesso allo sport delle persone trans, non binarie e gender diverse. 

Dalle conoscenze agli strumenti

La seconda parte del percorso ha spostato l’attenzione sul come intervenire concretamente.

Come possono coach, tecnici, dirigenti e safeguarding officer lavorare con atleti, atlete, personale e staff per prevenire le discriminazioni prima che emergano situazioni più gravi?

Sono state proposte alcune attività di educazione non formale presenti nel manuale Outsport Coach, capaci di partire dall’esperienza delle persone e dalle dinamiche che si incontrano quotidianamente nello sport.

Una prima attività ha lavorato sul concetto di “piramide dell’odio”, mettendo in evidenza la relazione che può crearsi tra bias, stereotipi, battute apparentemente innocue, linguaggi discriminatori, esclusione e forme più gravi di violenza.

Le persone partecipanti hanno analizzato alcune espressioni stereotipate ancora diffuse nello sport – soprattutto quelle legate al genere e alla mascolinità, come “oggi dobbiamo essere veri uomini” – provando a individuare formulazioni alternative capaci di conservarne il significato motivazionale e il portato emotivo senza riprodurre stereotipi.

L’obiettivo non era semplicemente individuare parole “corrette”, ma comprendere quali rappresentazioni e aspettative vengono trasmesse attraverso il linguaggio e come sia possibile modificarlo senza impoverire la comunicazione sportiva.

Sperimentare le disuguaglianze attraverso il gioco di ruolo

La seconda attività pratica è stata una Privilege Walk realizzata online, attraverso un gioco di ruolo nel quale ciascuna persona ha ricevuto una carta-personaggio con caratteristiche e condizioni di vita differenti.

Di fronte a una serie di situazioni e scenari, i partecipanti hanno dovuto valutare se il proprio personaggio avrebbe potuto compiere un passo avanti, restare fermo o trovarsi in una condizione di svantaggio.

L’esercizio ha permesso di rendere visibili in modo esperienziale alcuni degli ostacoli che possono condizionare l’accesso, la partecipazione e il senso di sicurezza delle persone nei diversi contesti sociali e sportivi.

Il laboratorio è stato utilizzato anche in una prospettiva meta-didattica: oltre a vivere direttamente l’esperienza, le persone partecipanti hanno ricevuto indicazioni metodologiche per poter adattare e riproporre attività simili all’interno delle proprie società sportive, nei percorsi di formazione e nel lavoro con atleti e staff.

Una collaborazione da rafforzare

Dal confronto finale è emersa una prospettiva condivisa: le metodologie dell’educazione non formale attraverso lo sport, e in particolare gli strumenti sviluppati attraverso il Metodo Outsport, possono rappresentare una risorsa ulteriore sia nella formazione dei safeguarding officer sia nel loro lavoro successivo con società sportive, tecnici, dirigenti, atleti e atlete.

Non soltanto, quindi, procedure e strumenti per intervenire quando emerge una criticità, ma anche metodologie capaci di attivare concretamente la prevenzione, lavorando sulle relazioni e sulle culture organizzative.

Proprio da questa esperienza nasce l’impegno a rafforzare ulteriormente la collaborazione tra Dipartimento AiCS LGBTI, Commissione Parità e area Safeguarding, sviluppando nuove occasioni di formazione e capacity building.

Rosario Coco