
La storia personale di Clerici è strettamente legata sia all’Italia sia alla Svizzera. Suo padre era italiano, mentre sua madre era svizzera. Il padre, per ragioni politiche, era stato confinato a Lipari durante il regime fascista. Carlo nacque e crebbe invece a Zurigo e inizialmente gareggiò con nazionalità italiana. Soltanto nel marzo del 1954 ottenne ufficialmente la cittadinanza svizzera, poche settimane prima del successo che avrebbe segnato per sempre la sua carriera.
Il suo avvicinamento al ciclismo avvenne in maniera semplice e lontana dai grandi palcoscenici. Da giovane lavorò in un’officina di biciclette, occupandosi anche della pulizia dei telai. Il contatto quotidiano con le biciclette contribuì alla nascita della sua passione per questo sport. Cominciò a gareggiare nel 1947 e nel 1951 passò al professionismo.
Nei primi anni della carriera Clerici svolse prevalentemente compiti di gregariato. Non era considerato una delle grandi stelle del ciclismo internazionale dell’epoca, dominato da campioni come Fausto Coppi, Gino Bartali, Fiorenzo Magni e Hugo Koblet, ma dimostrò di essere un corridore resistente e tatticamente intelligente.
Nel 1952 ottenne uno dei primi risultati importanti della sua carriera vincendo il Grand Prix de Suisse, competizione a cronometro. Nello stesso anno concluse al terzo posto il Tour de Suisse, risultato che mise in evidenza le sue qualità anche nelle corse a tappe.
Un episodio importante della sua carriera avvenne durante il Giro d’Italia 1953. Clerici partecipava ancora alla corsa come italiano e correva per la Welter. Durante la competizione aiutò il suo amico e connazionale svizzero di nascita Hugo Koblet a rientrare nel gruppo dopo una caduta, nonostante Koblet militasse in una formazione avversaria. La decisione non fu apprezzata dalla squadra di Clerici e contribuì a deteriorare il rapporto con la formazione italiana. Poco tempo dopo Clerici intraprese il percorso che lo avrebbe portato a ottenere la cittadinanza svizzera.
La stagione 1954 cambiò completamente la sua carriera. Clerici partecipò al Giro d’Italia con la Guerra-Ursus, formazione nella quale il capitano era Hugo Koblet, vincitore del Giro d’Italia 1950 e del Tour de France 1951. Il compito iniziale di Clerici era quindi principalmente quello di lavorare al servizio del proprio capitano.
Il Giro d’Italia 1954 prese il via da Palermo il 21 maggio e si concluse a Milano il 13 giugno, dopo 22 tappe e 4.337 chilometri. Alla partenza erano presenti molti dei più importanti corridori dell’epoca, tra cui Coppi, Bartali, Magni e lo stesso Koblet.
La corsa di Clerici cambiò radicalmente durante la sesta tappa, la Napoli-L’Aquila del 27 maggio 1954. In una giornata che inizialmente non sembrava destinata a modificare profondamente la classifica generale, Clerici entrò in una fuga insieme ad altri corridori.
I principali favoriti sottovalutarono l’azione e nel gruppo degli inseguitori mancò un accordo efficace per ridurre il distacco. Chilometro dopo chilometro, il vantaggio degli uomini in fuga aumentò fino a raggiungere dimensioni eccezionali.
Clerici arrivò per primo sul traguardo dell’Aquila, davanti a Nino Assirelli. Hugo Koblet, capitano dello stesso Clerici, concluse la tappa con un ritardo di 34 minuti e 14 secondi, mentre Fausto Coppi arrivò a 39 minuti e 6 secondi dal vincitore.
Quella giornata è entrata nella storia del ciclismo italiano come uno degli esempi più celebri di “fuga bidone”, espressione utilizzata per indicare una fuga inizialmente sottovalutata dai favoriti che finisce per determinare in maniera decisiva la classifica di una grande corsa a tappe.
Grazie all’enorme vantaggio conquistato, Clerici indossò la maglia rosa. Inizialmente molti osservatori ritenevano che Coppi, Koblet e gli altri grandi campioni avrebbero recuperato facilmente il distacco durante le successive tappe di montagna. Clerici, tuttavia, dimostrò di possedere capacità di resistenza superiori alle aspettative.
Nelle oltre due settimane di corsa che rimanevano riuscì infatti a difendere il vantaggio. Anche nelle tappe più impegnative e nelle prove contro il tempo limitò le perdite, impedendo agli avversari di mettere realmente in discussione la sua leadership.
Il 13 giugno 1954, all’arrivo finale di Milano, Carlo Clerici conquistò così la vittoria nella classifica generale del 37º Giro d’Italia con il tempo complessivo di 129 ore, 13 minuti e 7 secondi.
Alle sue spalle si classificò Hugo Koblet, secondo con un ritardo di 24 minuti e 16 secondi, mentre Nino Assirelli concluse terzo a 26 minuti e 28 secondi. Fausto Coppi terminò quarto, a oltre mezz’ora dal vincitore.
Il successo di Clerici ebbe inoltre un’importanza particolare per il ciclismo svizzero. Con la sua vittoria divenne infatti il secondo corridore svizzero a conquistare il Giro d’Italia, dopo Hugo Koblet, vincitore dell’edizione del 1950.
Poche settimane dopo il trionfo italiano, Clerici partecipò anche al Tour de France 1954, che concluse al dodicesimo posto della classifica generale.
La vittoria al Giro non trasformò Clerici in un dominatore delle grandi corse internazionali. Negli anni successivi continuò tuttavia a ottenere risultati di rilievo. Nel 1955 salì nuovamente sul podio del Tour de Suisse, classificandosi terzo, mentre nel 1956 ottenne uno dei successi più prestigiosi della sua carriera nelle corse di un giorno vincendo il Meisterschaft von Zürich, conosciuto anche come Campionato di Zurigo o Züri-Metzgete.
Nello stesso 1956 concluse inoltre al secondo posto la classifica generale del Tour de Romandie. Questi risultati dimostrano come la sua carriera non possa essere ridotta esclusivamente alla fortunata fuga del Giro del 1954: Clerici era un corridore capace di ottenere piazzamenti significativi sia nelle corse a tappe sia nelle competizioni di un giorno.
La sua attività professionistica si sviluppò principalmente durante gli anni Cinquanta e lo vide correre per diverse formazioni, tra cui Welter, Guerra, Condor, Faema e Helyett. Dopo gli ultimi anni di attività agonistica abbandonò progressivamente il ciclismo professionistico alla fine del decennio.
La vittoria al Giro d’Italia rimase comunque l’impresa che definì la sua carriera. La Napoli-L’Aquila del 1954 è ancora ricordata quando una fuga apparentemente innocua riesce ad accumulare un vantaggio talmente ampio da modificare la classifica generale di una grande corsa a tappe.
La sua affermazione rappresenta anche un esempio significativo dell’imprevedibilità del ciclismo. Partito al Giro come gregario di Hugo Koblet e senza essere considerato tra i principali candidati alla vittoria finale, Clerici riuscì a sfruttare un’occasione tattica e, soprattutto, dimostrò nelle tappe successive di possedere la solidità necessaria per difendere il vantaggio conquistato.
Carlo Clerici morì a Zurigo il 28 gennaio 2007, dopo aver combattuto per circa due anni contro un tumore. La sua figura rimane indissolubilmente legata al Giro d’Italia del 1954 e a una delle più sorprendenti vittorie nella storia della corsa rosa.
A distanza di decenni, il suo nome continua a essere ricordato non soltanto per la celebre “fuga bidone” dell’Aquila, ma per essere riuscito a trasformare quella straordinaria opportunità tattica nella conquista definitiva di uno dei tre Grandi Giri del ciclismo mondiale.
Da Wikisport.eu, enciclopedia mondiale dello sport a cura di Daniele Masala – giornalista e campione olimpico
Fonte foto: Di Noske, J.D. / Anefo – Cut from Fotocollectie Anefo. Nationaal Archief, Den Haag, nummertoegang 2.24.01.04, bestanddeelnummer 906-5802., CC BY-SA 3.0 nl, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=45962225

