
Figlio dell’imprenditore Johann Berger, titolare di un’azienda austriaca di autotrasporti, cresce lavorando nell’attività di famiglia. Solo all’inizio degli anni Ottanta decide di dedicarsi completamente alle competizioni automobilistiche. Dopo le prime esperienze nel Trofeo Alfasud, nelle competizioni turismo e in Formula 3, mette rapidamente in evidenza il proprio talento. Un ruolo importante nella sua crescita viene svolto da Helmut Marko, che ne sostiene la carriera e favorisce il suo ingresso nel mondo della Formula 1.
Berger debutta nel Campionato del Mondo di Formula 1 nel 1984 con la ATS in occasione del Gran Premio d’Austria. Nella stagione successiva passa alla Arrows, dove conquista i primi punti iridati. Nel 1986 viene ingaggiato dalla Benetton Formula, squadra con la quale ottiene il primo podio e, soprattutto, la prima vittoria in carriera nel Gran Premio del Messico. Quel successo rappresenta anche la prima vittoria della Benetton nel Campionato del Mondo di Formula 1.
Le prestazioni ottenute convincono la Ferrari a metterlo sotto contratto per il campionato 1987. Berger rimane a Maranello fino al termine della stagione 1989, disputando tre campionati al fianco prima di Michele Alboreto e successivamente di Nigel Mansell. Con la Scuderia conquista cinque vittorie e ottiene il terzo posto nella classifica mondiale piloti del 1988, suo miglior risultato fino a quel momento. Nello stesso anno vince il Gran Premio d’Italia a Monza, gara che rappresenta l’unica sconfitta della McLaren nel campionato 1988 e il primo successo della Ferrari dopo la morte di Enzo Ferrari, avvenuta poche settimane prima.
Il 23 aprile 1989 è protagonista di uno dei più gravi incidenti della Formula 1 moderna. Durante il Gran Premio di San Marino, sul circuito di Imola, la sua Ferrari esce di pista alla curva del Tamburello a elevata velocità, urta le barriere e prende fuoco. Berger riporta ustioni alle mani e alcune fratture alle costole, ma riesce a riprendersi rapidamente e torna a gareggiare dopo poche settimane. L’incidente contribuì inoltre a stimolare ulteriori riflessioni sulla sicurezza del circuito e delle monoposto.
Nel 1990 Berger lascia la Ferrari per trasferirsi alla McLaren-Honda, dove diventa compagno di squadra di Ayrton Senna. Con il pilota brasiliano instaura un rapporto di profonda amicizia, ricordato ancora oggi come uno dei più solidi e sinceri nella storia della Formula 1. Con la McLaren ottiene diverse vittorie e contribuisce ai titoli mondiali costruttori conquistati dalla squadra nel 1990 e nel 1991, pur senza riuscire a conquistare il titolo piloti. Nei tre anni trascorsi a Woking conclude due campionati al quarto posto e uno al quinto nella classifica mondiale.
Nel 1993 torna alla Ferrari, dove corre fino al termine della stagione 1995. In questo secondo periodo a Maranello affianca Jean Alesi, con il quale forma una delle coppie più apprezzate del campionato. Pur guidando monoposto meno competitive rispetto alle Williams e alle Benetton dell’epoca, Berger conquista una vittoria nel Gran Premio di Germania del 1994 e conclude nuovamente il campionato al terzo posto della classifica mondiale, eguagliando il miglior risultato della propria carriera.
Nel 1996 fa ritorno alla Benetton, prendendo il posto lasciato libero da Michael Schumacher. La stagione successiva è segnata da problemi di salute e dalla morte del padre Johann in un incidente aereo, eventi che lo costringono a saltare alcune gare. Nonostante queste difficoltà, il 27 luglio 1997 conquista sul circuito di Hockenheim la decima e ultima vittoria della propria carriera. Il successo assume un particolare valore storico poiché coincide anche con l’ultima vittoria ottenuta dalla Benetton in Formula 1. Al termine della stagione Berger annuncia il ritiro dall’attività agonistica.
Nel complesso della carriera disputa 210 Gran Premi, conquistando 10 vittorie, 48 podi, 12 pole position e 21 giri più veloci. Ottiene il terzo posto nel Campionato del Mondo Piloti nel 1988 e nel 1994, risultati che rappresentano il vertice della sua carriera sportiva. Sebbene non abbia mai conquistato il titolo mondiale, è generalmente considerato uno dei migliori piloti della sua generazione e uno dei più competitivi a non essere riusciti a laurearsi campioni del mondo.
Dopo il ritiro Berger continua a ricoprire incarichi di rilievo nel motorsport. Tra il 1998 e il 2003 dirige le attività sportive di BMW Motorsport durante il ritorno della casa tedesca in Formula 1. Dal 2006 al 2008 è comproprietario della Scuderia Toro Rosso insieme a Red Bull, periodo nel quale il team ottiene la storica vittoria nel Gran Premio d’Italia 2008 con Sebastian Vettel. Dal 2011 ricopre inoltre il ruolo di Presidente della FIA Single Seater Commission, contribuendo allo sviluppo delle competizioni riservate alle monoposto.
Oltre ai risultati ottenuti in pista, Gerhard Berger è ricordato per il carattere diretto, il senso dell’umorismo e la correttezza sportiva, qualità che gli hanno fatto guadagnare grande stima all’interno del paddock. La lunga carriera disputata con cinque differenti scuderie – ATS, Arrows, Benetton, Ferrari e McLaren – e l’amicizia con Ayrton Senna ne hanno fatto una delle figure più rappresentative della Formula 1 degli anni Ottanta e Novanta. Ancora oggi è considerato uno dei più importanti piloti austriaci nella storia dell’automobilismo sportivo.
Da Wikisport.eu, enciclopedia mondiale dello sport a cura di Daniele Masala – giornalista e campione olimpico
Fonte foto: Wikipedia – Di StuSeeger – https://www.flickr.com/photos/stuseeger/202557639/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1036466

