Olga Korbut nasce il 16 maggio del 1955 a Grodno (Hrodna), in Bielorussia, è un’ex ginnasta sovietica naturalizzata statunitense, vincitrice di sei medaglie olimpiche. Olga è la più giovane di quattro sorelle di una famiglia poco agiata. A 8 anni a scuola chiesero chi volesse realizzare un percorso da ginnasta, da spirito intraprendente la sentì come una vocazione. Difatti il suo primo successo lo abbiamo nel rappresentare la sua scuola alla competizione di ginnastica tra le città, dove viene avvistata da Elena Volchetskaya coach ed ex atleta olimpionica.

Dopo un anno di allenamenti Olga Korbut a 12 anni viene assegnata al coach Renale Knysh, che con la sua preparazione ed innovazione, portò l’atleta a vincere l’oro olimpico tramite un regime di addestramento veramente esigente che la fece gareggiare ai campionati nazionali sovietici nonostante l’età minima richiesta per poter gareggiare. La piccola Korbut, nonostante gli anni, riuscì ad impressionare la giuria grazie ai suoi audaci esercizi, tuttavia fu penalizzata per il suo approccio radicale. La ginnasta portò alla ribalta nazionale la sua audacia che discordava dai canoni tradizionali delle ginnaste ballerine del tempo, vincendo nel 1970 il titolo di campionessa al volteggio. Ormai soprannominata il “prodigio di Grodno”, a soli 17 anni, nel 1972 si unisce alla squadra nazionale dell’Unione Sovietica per la partecipazione ai Giochi Olimpici estivi di Monaco assieme alle sue compagne Lyubov Burda, Antonina Koshel, Elvira Saadi, Ludmilla Turishcheva e Tamara Lazakovich, tra di loro non vi era affinità emotiva poiché, nonostante in squadra, erano tenute a competere in maniera individuale, siccome la ginnastica artistica è uno sport individuale.

I Giochi Olimpici di Monaco di Baviera del 1972 sono passati alla storia per il massacro di undici atleti israeliani (e di un poliziotto tedesco) compiuto dal gruppo palestinese Settembre nero nel villaggio olimpico, ma l’atleta rilascia in un’intervista la non conoscenza dei fatti dovuta alla mancata comunicazione da parte del governo russo.

Olga introdusse in questa olimpiade nuovi elementi mettendola in una posizione di favoreggiamento agli occhi dei giudici, tuttavia questo non bastò poiché nelle selezioni preliminari commise diversi errori che la portarono ad ottenere un punteggio di 7,5 e una settima posizione, ciò scaturì in lei del malessere portandola a piangere. «Le lacrime non scendevano perché ero caduta o avessi sbagliato, ma perché avevo deluso le aspettative delle persone che avevano riposto in me una grande fiducia, ma dovevo farmi forza e proseguire perché davanti a me avevo altre prestazioni da eseguire» dice in un’intervista.

Con questa reazione emotiva, si vede per la prima volta l’umanità degli atleti sovietici solitamente descritti come automi insensibili a qualsiasi stimolo, quasi come se non percepissero emozioni e, grazie a questa sua spontaneità nel mostrare così apertamente i suoi sentimenti, riuscì a fare breccia nel cuore del pubblico.

Nella finale si produce nel suo celeberrimo “Korbut Flip” ( una sorta di salto mortale all’indietro, tra una parallela e l’altra, a velocità sensazionale ed in perfetta fluidità) dove, nonostante il boato della folla la giuria, le assegnò un punteggio pari a 9,8 che nonostante qualche leggera imperfezione avrebbe potuto essere il massimo per la portata e la difficoltà del gesto atletico, che la portò ad accaparrarsi la medaglia di argento e l’immortalità sportiva.

Questo gesto tecnico, il Korbut Flip, negli anni a venire verrà poi modificato da altre ginnaste per poi essere proibito per la tutela dell’incolumità delle ginnaste. Il 31 agosto 1972, la sua tenacia e la forza mentale di andare avanti nonostante l’avvilimento, le permisero di vincere due ori individuali di cui uno alla trave (dove eseguì il suo inedito salto mortale senza mani su una base di appoggio di 10 cm) ed uno al corpo libero (totalizzando un punteggio di 9,90), così ribaltando definitivamente lo stereotipo delle ginnaste aggraziate e delicate come ballerine.

In USA nel secondo dopoguerra alle donne veniva imposto il ruolo di madre pertanto non allenavano forza, velocità e potenza, a differenza dell’Unione Sovietica dove avevano respinto i nazisti e le norme di genere erano totalmente differenti dunque potevano allenare le peculiarità prima citate ed anche praticare sport. Nel pieno della Guerra Fredda, Mosca decise di prendere parte alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 dove le ginnaste sovietiche avevano un’età media di 25 anni che restò tale fino alla fine del decennio successivo. La ginnastica, nella versione riservata alla donne di età media di 28 anni, valorizzava la grazia, la bellezza e la leggiadria, ma a partire dagli anni ’60, l’esaurimento delle opzioni coreografiche mutuate dalla danza, lasciarono spazio a uno sviluppo acrobatico, modificando i criteri fisici. Già nel 1971 la Federazione Internazionale della Ginnastica (FIG) sentiva il bisogno di fissare a 14 anni l’età minima per gareggiare: si citavano rischi per la salute dovuti alla precocissima specializzazione e si stigmatizzava il ricorso a bambine che dovevano atteggiarsi a donne mature.

Secondo Georgia Cervin, ex ginnasta e storica dello sport neozelandese, furono i paesi occidentali a promuovere la nascita delle ginnaste bambine, mentre i sovietici furono i più restii all’inserimento dei nuovi standard. Ma ormai siamo nel 1972 e la tascabile adolescente viene nominata il “passerotto di Minsk” per le sue minute misure con 38kg di peso e 150cm di altezza, diventando una star planetaria sovvertendo i canoni atletici della ginnastica artistica rendendo questo sport uno dei più popolari, ormai non era più solo uno sport per donne adulte ma una disciplina capace di regalare brividi ed emozioni con l’esplosività delle evoluzioni coordinate dal corpo umano. L’evoluzione avvenne non solo per gli schemi fisici ed esecutivi, in quanto vi fu un miglioramento nell’attrezzatura per riuscire a supportare gli esercizi emergenti. Si eseguivano volteggi e salti ancora più complessi, i punteggi valorizzarono sempre di più le acrobazie a discapito del portamento, dunque per padroneggiare esercizi più articolati e rischiosi, erano necessarie ore e ore di pratica quotidiana con allenatori dispotici che ricercavano e pretendevano standard elevati fino al raggiungimento della perfezione.

Nel 1973 incontra il presidente americano Richard Nixon alla Casa Bianca che dopo un tour disse alle ginnaste presenti: «Voi eseguite sempre elementi di grande difficoltà ed ogni volta riuscite ad essere sempre in equilibrio e cadere sui vostri piedi ed io vorrei riuscire a fare la stessa cosa in politica». Monaco fu il punto più alto della carriera di Olga, che collezionò altri due ori ai Mondiali del 1974 a Varna, in Bulgaria.

Nel 1976 si riqualifica per partecipare alle Olimpiadi a Montreal, dove nonostante un infortunio alle anche colleziona l’oro a squadre e l’argento alla trave, là incontra Nadia Comăneci (il primo 10 perfetto della storia delle Olimpiadi) che le strappò lo status di ginnasta più iconica della storia (almeno fino all’apparizione di Simone Biles). Si ritira l’anno dopo, nel 1977 a soli 22 anni, torna in patria e conclude il percorso di studi presso l’Istituto pedagogico a Grodna. Va a vivere a Minsk dove lavorerà come amministratore sportivo, si sposa ed ha un bambino. Nel 1991 post disastro di Černobyl si trasferisce negli Stati Uniti con la famiglia, dove continuò a insegnare ginnastica artistica, divorzia e si risposa per poi divorziare nuovamente con il secondo marito. Dove si accorse effettivamente dell’impatto mediatico che ebbe nel 1972, poiché quando tornò in Russia il governo non ne parlò. Insegnando, notò come il regime russo fosse rigido nella preparazione dei propri atleti al contrario dell’America dove le ginnaste si rivelarono più pigre. Nel 1999 trova la forza ed il coraggio di denunciare le molestie e gli abusi sessuali subiti dal suo allenatore Knysh, ancora una volta il passerotto fa aprire gli occhi al mondo, facendo rendere conto di quanto le numerose ore di allenamento sfociassero in relazioni malsane in quanto si mischiavano soggezione psicologia nel raggiungere determinati obiettivi e perfezionamento costante della tecnica, questi fattori spesso aprivano le porte a vere e proprie violenze che le ginnaste-bambine nemmeno riconoscevano e di conseguenza non potevano denunciare.

Nel 2000 diventò cittadina americana, vive in Arizona. Ha venduto le medaglie d’oro vinte nella sua carriera e vari trofei e cimeli (la medaglia d’argento vinta a Monaco nel 1972 le era stata rubata precedentemente) per devolvere il ricavato di 333.500 dollari in beneficenza. Il fenomeno Korbut dimostrò il potere dei Giochi Olimpici e di come lo sport si evolve continuamente in spazi e tempi e di come può influenzare il cambiamento, nonostante lei affermi che faceva solo ginnastica ed era il suo unico obiettivo, poiché «la ginnastica per me è vita e senza non vivrei».

Da Wikisport.eu, enciclopedia mondiale dello sport a cura di Daniele Masala – campione olimpico e giornalista

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