A Vienna presentati i risultati della survey scaturita dal progetto europeo coordinato da AiCS e dedicato alla partecipazione delle donne nei ruoli di guida: famiglia, tempo e stereotipi frenano la leadership femminile nello sport
Gli operatori di AiCS saranno a Vienna, dall’8 al 10 luglio, per presentare i risultati della ricerca condotta nell’ambito di WELEAD – WomEn LEADership in Sport, il progetto Erasmus+ Sport coordinato da AiCS e dedicato alla promozione della leadership femminile nello sport di base.
Il progetto, finanziato nell’ambito del programma Erasmus+ Sport – Capacity Building in the Field of Sport, coinvolge sei organizzazioni di quattro Paesi: AiCS – Associazione Italiana Cultura Sport, coordinatore del progetto per l’Italia; CSIT per l’Austria; NOC B&H e SMOC per la Bosnia-Erzegovina; Western Balkan Sport Innovation Lab e University of Montenegro per il Montenegro. Per conto di AiCS saranno presenti al meeting: Cosimo Renzi, coordinatore del progetto europeo, e Monica Zibellini, quale coordinatrice locale.
L’obiettivo di WELEAD è rafforzare la presenza delle donne nei ruoli di leadership sportiva, con particolare attenzione alle donne disoccupate o inattive, sostenendo la capacità delle organizzazioni sportive di base di creare percorsi più accessibili, inclusivi e strutturati verso ruoli di responsabilità, coordinamento, organizzazione e decisione.
La ricerca presentata a Vienna rappresenta una delle fasi centrali del progetto: i dati raccolti serviranno infatti a costruire la WELEAD Academy, il percorso formativo che accompagnerà donne, coach, formatori e organizzazioni sportive nello sviluppo di competenze concrete per promuovere parità di genere, partecipazione e leadership nello sport.
La ricerca in sintesi
Il report nasce dall’integrazione di due strumenti: una survey europea rivolta a donne coinvolte o interessate allo sport e un’attività di benchmarking su buone pratiche già sperimentate nei Paesi partner e nel contesto europeo.
I numeri principali:
- 416 donne rispondenti nei quattro Paesi pilota;
- 4 Paesi coinvolti: Italia, Austria, Bosnia-Erzegovina e Montenegro;
- 130 risposte dall’Italia, pari al 31,3% del campione;
- 16 buone pratiche analizzate;
- 39,4% delle rispondenti con precedenti esperienze di leadership nello sport;
- 32,9% interessate ad assumere in futuro un ruolo di leadership;
- 61,3% indica le responsabilità familiari come principale ostacolo alla leadership sportiva.
Leadership femminile: potenziale alto, percorsi ancora fragili
Uno dei dati più significativi riguarda il divario tra potenziale e opportunità. Il 39,4% delle donne intervistate dichiara di aver già avuto un’esperienza formale o informale di leadership nello sport, mentre il 60,6% non ha mai ricoperto ruoli di questo tipo. In Italia la percentuale di donne con precedenti esperienze di leadership è pari al 39,2%, in linea con il dato medio europeo della ricerca.
Alla domanda sull’interesse ad assumere in futuro un ruolo di leadership, il campione si divide quasi in tre parti: il 32,9% risponde sì, il 33,7% risponde “forse”, il 33,4% dichiara di non essere attualmente interessato. Il dato del “forse” è particolarmente importante: indica una fascia ampia di donne che potrebbe avvicinarsi a ruoli di responsabilità se sostenuta da formazione, mentoring, fiducia, opportunità e contesti organizzativi più accoglienti.
In Italia, il 31,5% delle rispondenti si dichiara interessato a un futuro ruolo di leadership, mentre il 41,5% risponde “forse”: un’indicazione chiara della necessità di lavorare su accompagnamento, fiducia e percorsi progressivi di coinvolgimento.
Gli ostacoli principali: famiglia, tempo e stereotipi
La survey conferma che la leadership femminile nello sport non è limitata solo da fattori individuali, ma da ostacoli sociali, culturali e organizzativi.
Le barriere più indicate sono:
- responsabilità familiari: 61,3%;
- mancanza di tempo: 41,8%;
- stereotipi di genere: 33,2%;
- mancanza di supporto da parte delle organizzazioni: 30%;
- mancanza di opportunità: 29,8%;
- mancanza di fiducia: 23,1%;
- vincoli economici: 20,7%;
- mancanza di occasioni formative: 13,9%.
Il dato italiano appare ancora più netto sul fronte del carico familiare e del tempo: tra le rispondenti italiane, il 70,8% indica le responsabilità familiari come barriera principale e il 52,3% segnala la mancanza di tempo. Seguono gli stereotipi di genere, indicati dal 31,5%.
Per WELEAD, questi risultati confermano che non basta formare le donne alla leadership: è necessario aiutare le organizzazioni sportive a costruire ambienti più flessibili, inclusivi e capaci di riconoscere competenze, disponibilità e responsabilità diverse.
Le competenze da rafforzare
La ricerca mette in evidenza anche le aree in cui le donne coinvolte si sentono più forti e quelle in cui chiedono più strumenti.
Il punteggio più alto riguarda la comunicazione, considerata una competenza chiave per aumentare la partecipazione femminile nello sport. Il report rileva infatti che la comunicazione non va intesa solo come promozione, ma come vera competenza di leadership: serve a coinvolgere famiglie, comunità locali, stakeholder, media e nuove partecipanti.
Buona anche la percezione delle competenze di leadership personale: molte rispondenti dichiarano di saper motivare gli altri, assumere responsabilità, gestire conflitti e agire come modello positivo. Tuttavia, il fatto che molte non abbiano mai ricoperto ruoli di guida segnala un punto critico: le competenze ci sono, ma non sempre trovano spazio in percorsi reali di responsabilità.
Le aree più deboli riguardano invece:
- gestione finanziaria e sostenibilità;
- conoscenza delle fonti di finanziamento;
- capacità di costruire un budget semplice;
- progettazione e organizzazione di eventi sportivi rivolti a donne e famiglie.
Sono proprio questi i campi su cui la WELEAD Academy sarà chiamata a lavorare in modo più operativo.
Dalla ricerca alla WELEAD Academy
I risultati della ricerca saranno utilizzati per costruire i sette moduli formativi della WELEAD Capacity Kit, pensati per offrire strumenti pratici e replicabili alle donne e alle organizzazioni sportive di base.
I moduli previsti riguarderanno:
- divari di genere e leadership femminile nello sport;
- casi studio e buone pratiche;
- progettazione e realizzazione di eventi sportivi rivolti alle donne;
- leadership, sviluppo personale e comunicazione;
- sport di base, reti internazionali e comunità;
- gestione finanziaria e business planning nello sport;
- progettazione, valutazione e riconoscimento delle competenze.
Il benchmarking delle 16 buone pratiche ha evidenziato che non esiste un solo modello per promuovere la leadership femminile nello sport. Le esperienze analizzate includono programmi scolastici per ragazze, format sportivi pensati per le donne, academy di leadership, strategie per lo sport femminile, attività inclusive per donne con disabilità, campagne contro la violenza sulle donne, mentoring, strumenti digitali, governance e meccanismi di finanziamento.
Per AiCS, una sfida coerente con lo sport sociale
Per AiCS, il coordinamento di WELEAD si inserisce in una visione dello sport come spazio educativo, sociale e civile. Promuovere la leadership femminile significa non solo aumentare la presenza delle donne nei ruoli decisionali, ma anche rafforzare la qualità delle organizzazioni sportive, renderle più inclusive e capaci di rispondere ai bisogni delle comunità.
La ricerca conferma che le donne coinvolte nello sport di base hanno competenze, motivazione e consapevolezza. Ciò che serve, ora, è costruire percorsi più chiari: formazione accessibile, mentoring, modelli positivi, strumenti di progettazione, capacità finanziarie e organizzazioni pronte a riconoscere e sostenere il protagonismo femminile.


